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Banche, fatti non parole

Due autorevoli interventi nel giro di una settimana farebbero ben sperare, qualora alle parole seguissero i fatti ed i comportamenti, sulla disponibilità del nostro sistema bancario a sostenere la nostra economia nel corso di questa drammatica epidemia ed, una volta superata questa, nella successiva fase di ripresa.

Si tratta, per quanto riguarda il primo “segnale”, dell'articolo apparso sul “Financial Times” a firma dell'ex Presidente della Banca Centrale Europea. Mario Draghi sostiene che “la risposta (alla crisi) deve comportare un aumento significativo del debito pubblico”, perché “la perdita di reddito sostenuta dal settore privato deve alla fine essere assorbita in tutto o in parte, dai bilanci pubblici”... erogando sussidi per l'occupazione e la disoccupazione e rinviando il pagamento delle tasse. Inoltre l'ex Presidente della BCE ritiene che sia necessario mobilitare “l'intero sistema finanziario del Paese. Le banche in particolare si estendono in tutta l'economia e possono creare istantaneamente moneta consentendo scoperti di conto corrente o aprendo linee di credito”. Questo compito dovrà essere svolto a maggior ragione da noi, la cui economia è fortemente bancocentrica.

Il secondo intervento è rappresentato dall'intervista, apparsa sul maggior quotidiano economico nazionale, del Presidente dell'Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli che ad una domanda sul ruolo del sistema bancario ha risposto: le banche “devono sostenere le imprese e le famiglie (noi aggiungiamo anche i professionisti e le partite IVA) sia nella fase emergenziale sia in vista della ripresa. Gli incrementi dei prestiti rispondono a questa esigenza, perché se qualche settore è ancora in emergenza, per altri è necessario un supporto allo sviluppo, agli ordinativi per le esportazioni e quant'altro; Sosteniamo i settori in difficoltà in attesa dei nuovi fondi”.

E che molti settori siano in grande difficoltà è sotto gli occhi di tutti e viene confermato dalle ricerche e dalle rilevazioni sul cosiddetto “rischio di credito”.

L'impatto del Covid infatti si farà sentire presto, perché a breve inizia la stagione dei rinnovi degli affidamenti sulle scorte dei bilanci dell'esercizio 2020 ed oltre la metà delle PMI rischiano un abbassamento di uno, due e forse tre classi di merito, così come la maggioranza dei professionisti e delle partite IVA.

Ora, perché la crisi si è abbattuta proprio quando la nostra economia iniziava dal 2015 ad uscire dalla crisi precedente e cominciava a guadagnare buone posizioni, i singoli operatori e le famiglie che hanno resistito e che si prevede possano riprendere regolarmente la propria attività non solo hanno diritto ad essere sostenute in questa congiuntura negativa, ma addirittura dovrebbero essere premiate per la loro ammirevole capacità di “resistenza”, o, come di usa dire oggi, per la loro “resilienza”.

Le banche, dunque, si troveranno in occasione dei prossimi rinnovi degli affidamenti dinanzi alla valutazione del merito creditizio sulla scorta dei bilanci del 2020, che certamente registreranno un sensibile, se non totale, calo del fatturato.

Ed allora sarà necessario fare la valutazione sui bilanci del 2019 e non sull'ultimo esercizio del 2020, fortemente condizionato dal Coronavirus del cui shock – come giustamente sottolinea Mario Draghi - “il settore privato non è responsabile e che non può assorbire”.

Ecco a questo appuntamento dei prossimi rinnovi di affidamento il sistema bancario italiano dovrà presentarsi con questa disponibilità per dimostrare che sa passare dalle parole ai fatti e che è in grado di svolgere quel ruolo di sostegno all'economia nazionale auspicato sia da Mario Draghi che da Antonio Pautelli.

Riccardo Pedrizzi

www.riccardopedrizzi.it

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