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L'irrilevanza del mondo cattolico

L'eclissi del cattolicesimo politico è oggi un dato di fatto incontrovertibile e lo confermano i risultati delle ultime elezioni politiche che hanno visto l'elezione di pochissimi esponenti del mondo cattolico.

Essa era iniziata fin dagli anni 60, anche se i cattolici votavano compatti per la Democrazia Cristiana, ed era proseguita con le sconfitte subite in occasione dell'introduzione dell'istituto del divorzio nel nostro ordinamento, con la vittoria degli abortisti nel referendum promosso dai radicali e, poi, con il nuovo diritto di famiglia, la revisione del Concordato tra lo Stato e la Chiesa, l'eliminazione dell'insegnamento della religione cattolica, come materia di studio obbligatorio nelle scuole di ogni ordinamento e grado. E cosi via... fino ad arrivare al riconoscimento delle unioni civili (i matrimoni tra omosessuali) ed all'introduzione con la DAT (dichiarazione anticipata di trattamenti) delle pratiche di eutanasia.

Ciononostante, ancora nel 1992, la Democrazia Cristiana continuava a raccogliere il 50% di tutti i consensi dei cattolici praticanti, che anche alla vigilia della disintegrazione della Balena bianca, la consideravano sempre il proprio partito di riferimento.

 

"Il Cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuta: così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi, che non meraviglia che sia apparso o possa ancora apparire un miracolo, una rivelazione dall'alto, un diretto intervento di Dio nelle cose umane, che da lui hanno ricevuto legge e indirizzo affatto nuovo. Tutte le altre rivoluzioni, tutte le maggiori scoperte che segnano epoche nella storia umana, non sostengono il suo confronto, parendo rispetto a lei particolari e limitate. [...] E le rivoluzioni e le scoperte che seguirono nei tempi moderni [...] non si possono pensare senza la rivoluzione cristiana, in relazione di dipendenza da lei, a cui spetta il primato perché l'impulso originario fu e perdura il suo".

Benedetto Croce da "Perché non possiamo dirci cristiani"

 

E' il 1994, perciò, che sancisce l'avvenuta diaspora dell'elettorato cattolico verso una molteplicità di formazioni politiche. In particolare si orientò verso il Polo delle libertà il 50%, verso i Progressisti il 30% e verso il Centro il 20% dei cattolici praticanti.

Da quel periodo, però, sotto la guida di quel grande papa che fu San Giovanni Paolo II, in particolare, con il Card. Camillo Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale (CEI) e con Mons. Rino Fisichella, cappellano dei parlamentari, qualcosa sembrò cambiare, continuando la Chiesa ad insegnare ai politici cattolici di non mettere la loro fede tra parentesi e chiedendo energicamente alla politica di difendere il patrimonio di valori cristiani della nostra storia: si riuscì a difendere la famiglia naturale; si portò a casa una legge sulla procreazione medicalmente assistita accettabile; si riuscì a respingere l'offensiva per introdurre di fatto l'eutanasia nel nostro ordinamento, ecc. ecc.

Ad inizio di ogni legislatura di quel periodo (1994, 1996, 2001, 2006) chi scrive si faceva promotore di un Coordinamento di tutti i parlamentari cattolici al quale aderivano oltre 200 tra senatori e deputati che periodicamente si riunivano sotto la guida di Mons. Rino Fisichella, allora Rettore dell'Università Lateranense

Poi niente più. Ed i cattolici sembrano scomparsi, almeno da dieci anni, dalla scena politica e parlamentare.

La verità è che il pluralismo tra i cattolici, che si riscontra oggi nel voto e nell'impegno sociale, è solamente la manifestazione più eclatante, l'effetto più vistoso e la punta di un iceberg, che deriva e trova la sua causa principale da una difformità, da una diversità che ormai esiste persino nella concezione del mondo e sui valori sui quali si fonda l'azione della maggior parte dei cattolici.

«In un passato anche non troppo lontano, infatti, - scriveva il vescovo Alessandro Maggiolini – ci si è illusi che, attenuando la fede ci si sarebbe resi più pronti all'intesa “laica”. Era vero l'opposto. E gli stessi “laici”, oggi, rimproverano questa colpa a molti cattolici», perché il cristianesimo non può realizzarsi ed incarnarsi senza che venga protetta ed alimentata la propria originalità e specificità. Si tratta dunque, innanzitutto, di una crisi determinata dal crollo della fede e dalla confusione nella dottrina.

Ora, dinanzi a questa crisi, vi è una pluralità di atteggiamenti: quello dell'episcopato che, ufficialmente, non solo non attribuisce più alcuna delega esplicita a nessun partito politico, ma addirittura ha abdicato ad ogni ruolo di guida e di orientamento (basta pensare a quel vescovo che invece di criticare partiti e politici anticristiani, si scaglia contro un leader politico che afferma di voler difendere le radici cristiane dell'Italia e di far tesoro dell'insegnamento evangelico); quello dei vertici della maggior parte dell'associazionismo cattolico che sostengono di fatto partiti che non accettano la gran parte della Dottrina sociale della Chiesa; quello di coloro che considerano – o sperano - l'attuale fase politica solamente un momento di transizione superabile, prima o poi, con la rinascita di una stabile area moderata e centrista; quello, infine, dei cattolici che hanno deciso autonomamente di votare per il Centro-Destra nell'ambito del quale, però, attualmente, a differenza che nel passato, sono presenti componenti libertarie, laiciste e persino animaliste che fanno sentire il proprio peso, molto spesso in accordo con le omologhe componenti della sinistra.

Tutti, chi più chi meno, alla ricerca, spesso solo a parole, di una identità, di un ruolo che dia rappresentanza, importanza ed incisività all'insegnamento sociale della Chiesa, ai valori ed al messaggio evangelico.

Altri però – e sono molti – delusi dalla politica, traditi, non riconoscendosi più in una società impregnata dai miti dell'efficientismo e della competitività, pervasa da corruzione ed illegalità si sono rivolti a movimenti protestatari di tipo giacobino, impregnati di invidia sociale e di odio per il merito e per qualsiasi tipo di gerarchia scientifica e professionale, oppure si sono rifugiati nelle attività sociali, che pur sono meritorie ed apprezzabili.

Ora, di fronte a questo scenario cosi desolante, possiamo escludere che alla ritirata dalla politica non segua poi quella, voluta o subita, dal sociale? Basterebbe vedere e considerare quanto e quale peso abbiano ancora nella società associazioni ecclesiali, anche importanti, come l'Azione Cattolica, l'Agesci, l'Agesc, le Acli, la Fuci, il Masci, i Medici Cattolici, i Maestri Cattolici, ma anche Comunione e Liberazione, che un tempo avevano un ruolo nell'incidere nella società.

Quale tipo di influenza sulla politica ha questa galassia di movimenti con le sue iniziative non profit? Oltretutto spesso caratterizzata da una deriva verso il cosiddetto pensiero unico che ha trasformato il cristianesimo in un irenismo alla moda, in un sincretismo dove tutte le religioni si equivalgono, ove la Chiesa cattolica è diventata una grande ONG, pacifista, che si presenta solo come “un ospedale da campo” per curare ferite fisiche più che quelle morali e spirituali.

 

"Non possiamo non essere cristiani, anche se non seguiamo più le pratiche di culto, perché il Cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c'è fra noi e gli Antichi, fra il nostro modo di sentire la vita e quello di un contemporaneo di Pericle e di Augusto è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano. Anche i cosiddetti 'liberi pensatori', anche gli 'anticlericali' non possono sfuggire a questa sorte comune dello spirito europeo".

Federico Chabod da "Storia dell'idea d'Europa"

 

Questi movimenti possono contare, quanto contano, solo sul piano locale, nelle cosiddette “relazioni minime”, ma non incidono affatto sul piano generale, della grande politica, sulle scelte strategiche dei partiti, degli schieramenti e, men che meno, sui governi che di volta in volta si susseguono.

In pratica, in questa fase particolarmente delicata della vita della nostra comunità nazionale, il mondo cattolico non solo non risulta visibile in quanto tale, ma non riesce nemmeno ad abbozzare una propria politica culturale ed un minimo di azione di condizionamento sui rispettivi schieramenti.

E quel che è peggio non è in grado neanche di indicare alcuni riferimenti valoriali e qualche tema di discussione e di dibattito, avendo persino il più alto Magistero rinunciato a battersi per i cosiddetti “valori non negoziabili”.

E' quindi un'opera grande e importante di “reductio ad unum” di tutto quel mondo oggi frammentato e diviso; un'opera di ricostruzione della società con le sue articolazioni, rivitalizzando tutti i suoi corpi sociali, famiglie, ordini professionali, associazioni di categoria, i piccoli comuni, le associazioni del terzo settore; un'opera di individuazione dei valori comuni e condivisi della nostra tradizione nazionale; un'opera di ridefinizione della weltanshauung cattolica, a cui bisognerà porre mano, se si vorrà fare della Dottrina Sociale della Chiesa uno strumento efficace e formidabile di intervento della società italiana.

Ci sarà in questo frangente qualche uomo di buona volontà e qualche ambiente disponibile a rimboccarsi le maniche?

Riccardo Pedrizzi