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E' guerra di religione e di civiltà

Papa Francesco, come tutti possono constatare, sta facendo di tutto per evitare che la cristianità ed il mondo cattolico ,in particolare, si senta in guerra con l'islam pur parlando spesso di guerra globale “a pezzi”.

Eppure sono, prevalentemente ed in numero sempre crescente, i cristiani a subire massacri, ad essere uccisi, perseguitati e discriminati soprattutto da parte del fondamentalismo islamico.

Eppure è l'Occidente ad essere sotto attacco dei radicalismi islamici che hanno dichiarato un vera e propria guerra di religione, ritenendo che sia stato il cristianesimo a forgiare, caratterizzare e "civilizzare" il mondo occidentale, l'Europa, la nostra storia, la nostra cultura, il nostro modo di vivere e di pensare.

Il pontefice - diciamoci la verità - in questo tentativo di offrire all'intera umanità ed ai cattolici un criterio di giudizio “politicamente corretto”, che eviti di presentare lo scontro in atto come uno scontro epocale di civiltà e di religione, interpreta di fatto un sentimento diffuso non solo in un'opinione pubblica disorientata e spaurita, ma anche in una parte del mondo cattolico che non “considera più le differenze religiose come significative e dimentica che per l'Islam l'essenza della persona è segnata dall'appartenenza alla comunità islamica. E' la perdita d'identità cattolica tra cattolici che rende a loro non comprensibile la permanenza della identità islamica... E la coscienza stessa dei cattolici è sensibile alle piaghe che affliggono l'uomo, non a quelle che, nel mondo comunista ed islamico, affliggono i credenti in quanto tali... La fame nel mondo mobilita i cattolici, come è giusto, ma non vi è un istinto di solidarietà con i cristiani perseguitati. (...) La decadenza del cattolicesimo nei cattolici spiega il fatto che tra cattolici l'offesa fatta ai cattolici non susciti un sentimento di identificazione”. Lo scriveva profeticamente già nel 1997 Don Gianni Baget Bozzo nel suo libro "Il futuro del cattolicesimo. La Chiesa dopo Papa Wojtyla" (Edizioni Piemme Casale Monferrato).

Purtroppo questa situazione di quasi vent'anni fa oggi è aggravata dalla circostanza che mancano personaggi di rilievo come San Giovanni Paolo II, Don Giussani, il Cardinale Biffi, ecc. ecc. ed è assente un'autentica cultura cattolica essendo rappresentata attualmente da intellettuali che, affetti dal mito del pacifismo, continuano a sostenere ideologie superate e bocciate dalla storia di un tipo di terzomondismo acritico ed arrendevole.

Questo quadro d'insieme delle cause che hanno portato alla situazione attuale è stato molto bene delineato da Angelo Panebianco che sul “Corriere della Sera” ha scritto: “C’è un problema per le classi politiche che devono affrontare l’emergenza. C’è un problema per gli intellettuali, molti dei quali ancora impantanati, quando si parla di Islam, nelle trappole del politicamente corretto. E c’è un problema per le Chiese cristiane, quella cattolica in primis. L’impressione è che, per ragioni essenzialmente geo-religiose, una parte della Chiesa (non tutta certamente) si sia rassegnata a dare per perduta l’Europa secolarizzata, ad assumerla come definitivamente dimentica della sua tradizione cristiana, e che per questo stia scommettendo su altre aree del mondo. Perdendo di vista il fatto che un Cristianesimo che allentasse troppo i suoi legami con l’Europa diventerebbe molto diverso da ciò che è stato. Se questa impressione fosse esatta, allora bisognerebbe dire che quella parte della Chiesa starebbe commettendo un grave errore. L’attacco di Saint-Etienne-du-Rouvray dovrebbe aprirle gli occhi”.

Questo spiega perché dopo ogni attentato, ogni strage, ogni massacro si assiste alla liturgia delle solite reazioni “a caldo”, alle cerimonie funebri più o meno partecipate, ai discorsi ufficiali delle autorità delle singole nazioni, alla partecipazione solidale di qualche capo di Stati amici, alle trite e ritrite analisi degli esperti di turno, alle promesse di nuovi interventi legislativi e di pubblica sicurezza. Poi tutto torna come prima... La vita continua, si dice. La vita deve continuare. Ed è giusto che sia cosi.

Ma i caduti aumentano: solo nel 2015 sono stati 30 mila e nel 2016 ci sono stati gli attentati all'aeroporto di Bruxelles del 22/3 con 32 vittime e le stragi di Pasqua a Lahore in Pakistan con 72 massacrati e 360 feriti; di Nizza del luglio scorso con 250 tra morti, feriti e dispersi ed, infine, per ora, di Dacca con 24 morti di cui 9 italiani, che sono stati torturati e sgozzati in quanto cristiani. Si sono salvati solo coloro che sapevano recitare il Corano. Così come si salvarono nel 2015 solo i giovani studenti che nel campus universitario di Garissa, in Kenia, poterono dimostrare che erano mussulmani; tutti gli altri, 150 cristiani, furono massacrati.

Nizza è una città che può praticamente considerarsi italiana, oltre che francese. Come si può dire che l'Italia non c'entra, che poiché finora l'abbiamo fatta franca, possiamo far finta di niente?

Infine l'uccisione del sacerdote Don Jacques Hamel che celebrava la messa feriale del mattino, nella “sua” chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, parrocchia di 20 mila anime della diocesi di Rouen, nel cuore della Normandia. Con lui, come ogni mattina, tre suore e pochi altri fedeli, i due “soldati” dello Stato islamico lo hanno costretto a mettersi in ginocchio e lo hanno sgozzato. Don Jacques è morto così, in odio alla fede. Quel che è successo nella diocesi di Rouen è un salto di qualità del terrorismo islamico in Europa.

Papa Francesco, come tutti possono constatare, sta facendo di tutto per evitare che la cristianità ed il mondo cattolico ,in particolare, si senta in guerra con l'islam pur parlando spesso di guerra globale “a pezzi”.

Eppure sono, prevalentemente ed in numero sempre crescente, i cristiani a subire massacri, ad essere uccisi, perseguitati e discriminati soprattutto da parte del fondamentalismo islamico.

Eppure è l'Occidente ad essere sotto attacco dei radicalismi islamici che hanno dichiarato un vera e propria guerra di religione, ritenendo che sia stato il cristianesimo a forgiare, caratterizzare e "civilizzare" il mondo occidentale, l'Europa, la nostra storia, la nostra cultura, il nostro modo di vivere e di pensare.

Il pontefice - diciamoci la verità - in questo tentativo di offrire all'intera umanità ed ai cattolici un criterio di giudizio “politicamente corretto”, che eviti di presentare lo scontro in atto come uno scontro epocale di civiltà e di religione, interpreta di fatto un sentimento diffuso non solo in un'opinione pubblica disorientata e spaurita, ma anche in una parte del mondo cattolico che non “considera più le differenze religiose come significative e dimentica che per l'Islam l'essenza della persona è segnata dall'appartenenza alla comunità islamica. E' la perdita d'identità cattolica tra cattolici che rende a loro non comprensibile la permanenza della identità islamica... E la coscienza stessa dei cattolici è sensibile alle piaghe che affliggono l'uomo, non a quelle che, nel mondo comunista ed islamico, affliggono i credenti in quanto tali... La fame nel mondo mobilita i cattolici, come è giusto, ma non vi è un istinto di solidarietà con i cristiani perseguitati. (...) La decadenza del cattolicesimo nei cattolici spiega il fatto che tra cattolici l'offesa fatta ai cattolici non susciti un sentimento di identificazione”. Lo scriveva profeticamente già nel 1997 Don Gianni Baget Bozzo nel suo libro "Il futuro del cattolicesimo. La Chiesa dopo Papa Wojtyla" (Edizioni Piemme Casale Monferrato).

Purtroppo questa situazione di quasi vent'anni fa oggi è aggravata dalla circostanza che mancano personaggi di rilievo come San Giovanni Paolo II, Don Giussani, il Cardinale Biffi, ecc. ecc. ed è assente un'autentica cultura cattolica essendo rappresentata attualmente da intellettuali che, affetti dal mito del pacifismo, continuano a sostenere ideologie superate e bocciate dalla storia di un tipo di terzomondismo acritico ed arrendevole.

Questo quadro d'insieme delle cause che hanno portato alla situazione attuale è stato molto bene delineato da Angelo Panebianco che sul “Corriere della Sera” ha scritto: “C’è un problema per le classi politiche che devono affrontare l’emergenza. C’è un problema per gli intellettuali, molti dei quali ancora impantanati, quando si parla di Islam, nelle trappole del politicamente corretto. E c’è un problema per le Chiese cristiane, quella cattolica in primis. L’impressione è che, per ragioni essenzialmente geo-religiose, una parte della Chiesa (non tutta certamente) si sia rassegnata a dare per perduta l’Europa secolarizzata, ad assumerla come definitivamente dimentica della sua tradizione cristiana, e che per questo stia scommettendo su altre aree del mondo. Perdendo di vista il fatto che un Cristianesimo che allentasse troppo i suoi legami con l’Europa diventerebbe molto diverso da ciò che è stato. Se questa impressione fosse esatta, allora bisognerebbe dire che quella parte della Chiesa starebbe commettendo un grave errore. L’attacco di Saint-Etienne-du-Rouvray dovrebbe aprirle gli occhi”.

Questo spiega perché dopo ogni attentato, ogni strage, ogni massacro si assiste alla liturgia delle solite reazioni “a caldo”, alle cerimonie funebri più o meno partecipate, ai discorsi ufficiali delle autorità delle singole nazioni, alla partecipazione solidale di qualche capo di Stati amici, alle trite e ritrite analisi degli esperti di turno, alle promesse di nuovi interventi legislativi e di pubblica sicurezza. Poi tutto torna come prima... La vita continua, si dice. La vita deve continuare. Ed è giusto che sia cosi.

Ma i caduti aumentano: solo nel 2015 sono stati 30 mila e nel 2016 ci sono stati gli attentati all'aeroporto di Bruxelles del 22/3 con 32 vittime e le stragi di Pasqua a Lahore in Pakistan con 72 massacrati e 360 feriti; di Nizza del luglio scorso con 250 tra morti, feriti e dispersi ed, infine, per ora, di Dacca con 24 morti di cui 9 italiani, che sono stati torturati e sgozzati in quanto cristiani. Si sono salvati solo coloro che sapevano recitare il Corano. Così come si salvarono nel 2015 solo i giovani studenti che nel campus universitario di Garissa, in Kenia, poterono dimostrare che erano mussulmani; tutti gli altri, 150 cristiani, furono massacrati.

Nizza è una città che può praticamente considerarsi italiana, oltre che francese. Come si può dire che l'Italia non c'entra, che poiché finora l'abbiamo fatta franca, possiamo far finta di niente?

Infine l'uccisione del sacerdote Don Jacques Hamel che celebrava la messa feriale del mattino, nella “sua” chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, parrocchia di 20 mila anime della diocesi di Rouen, nel cuore della Normandia. Con lui, come ogni mattina, tre suore e pochi altri fedeli, i due “soldati” dello Stato islamico lo hanno costretto a mettersi in ginocchio e lo hanno sgozzato. Don Jacques è morto così, in odio alla fede. Quel che è successo nella diocesi di Rouen è un salto di qualità del terrorismo islamico in Europa.

Riccardo Pedrizzi